#poetry “La città”, di Gonzalo Millán

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“La Città”, di Gonzalo Millán. qui l’originale.

Il fiume inverte il corso della sua corrente.
La acque delle cascate salgono.
La gente comincia a camminare retrocedendo.
I cavalli si muovono all’indietro.
I militari rompono le righe.
I proiettili escono dalla carne.
Le palle entrano nei cannoni.
Gli ufficiali rinfoderano le pistole.
La corrente si dissolve nei cavi.
La corrente entra dalle prese.
I torturati smettono di agitarsi.
I torturati chiudono le loro bocche.
I campi di concentramento si svuotano.
Appaiono le persone scomparse.
I morti escono dalle loro tombe.
Gli aerei volano all’indietro.
I razzi salgono verso gli aerei.
Allende spara.
Le fiamme si spengono.
Si toglie l’elmetto.
La Moneda ritorna a essere integra.
Il suo cranio si ricompone.
Si affaccia a un balcone.
Allende torna indietro fino a Tommaso Moro.
I detenuti escono di spalle dagli stadi.
11 settembre.
Rientrano gli aerei con i rifugiati.
Il Cile è un paese democratico.
L’Argentina è un paese democratico.
Le forze armate rispettano la Costituzione.
L’Uruguay è un paese democratico.
I militari tornano nelle loro caserme.
Rinasce Neruda.
Torna in un’ambulanza a Isla Negra.
Gli fa male la prostata. Scrive.
Victor Jara tocca la chitarra. Canta.
I discorsi entrano nelle bocche.
Il tiranno abbraccia Prat.
Sparisce. Prat rivive.
Gli operai sfilano cantando.
Vinceremo!

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